25.06.2012 – “Con queste modifiche al Disciplinare di produzione della Mozzarella di Bufala DOP vogliono distruggere il settore”

Confagricoltura Salerno e CIA sono decisamente perplesse sulle posizioni di alcuni imprenditori del settore, a favore delle modifiche del disciplinare della mozzarella dop campana che prevedono – fra le altre cose – l’inserimento della cagliata congelata di bufala nel processo di produzione e lanciano il loro grido di allarme.

Affermano i presidenti Rosario Rago e Antonio Orlotti “Non è questa la strada per dare ossigeno economico ad un settore che in questo momento si trova in affanno, anzi è nostro parere che sia una follia assoluta inserire un tale artificio tra il latte fresco e la produzione. Si tratta di un palliativo che sicuramente darà un po’ di ossigeno ai trasformatori – per il primo anno – e poi distruggerà l’intero settore a causa della forte riduzione dei prezzi che si andrà delineando.
La perdita di forza contrattuale e di competitività per gli allevatori sarà immediata visto che il trasformatore non si dovrà preoccupare di approvvigionarsi di latte tutti i giorni avendo celle piene di congelato”

“Il problema vero – proseguono Rago e Orlotti – nasce dalla forte variazione del mercato che in estate chiede più prodotto, proprio quando di latte ce n’è di meno, ed in inverno vede eccedenze di produzione: ma la mozzarella di bufala non è l’unico prodotto stagionale al mondo! Non è svilendo la qualità ed inserendo il meccanismo del congelato che si risolvono le problematiche fisiologiche del mercato, il prodotto “mozzarella” deve la sua fortuna proprio ad un disciplinare rigido e severo che non da adito ad interpretazioni di sorta, nell’ottica dell’assoluta salvaguardia della freschezza, della genuinità e della certezza dell’origine, ma una miope visione di alcuni produttori di mozzarelle, preoccupati solo di aumentare i volumi e mortificare il sistema allevatoriale, non può condizionare e distruggere un prodotto ricercato in tutto il mondo e che deve rimanere ricercato e non mortificato da scelte commerciali che serviranno solo a ridurne il prezzo e ne sviliranno qualità e nome.”

“Abbiamo l’esempio del settore del latte bovino, dove le scellerate modifiche dei quadri normativi hanno fortemente condizionato le produzioni senza per questo portare vantaggi a lungo termine alla filiera. Si è trattato solo di inserire meccanismi (tipo: latte microfiltrato, allungamento della scadenza) atti a favorire la trasformazione, togliendo potere contrattuale ai produttori. L’obiettivo della trasformazione è chiaro: ridurre il valore del prodotto finito per incrementare (ma è solo un illusione iniziale) i volumi di vendita.”

Tutto ciò non si deve fare con la mozzarella di bufala dop.

Il bello è che se le industrie di trasformazione volessero potrebbero già adesso e con le attuali normative in vigore produrre “formaggio di bufala”, per il quale possono usare tutta la cagliata congelata che vogliono, ridurrebbero i costi, aumenterebbero le produzioni e conquisterebbero nuovi mercati, ma ciò che essi vogliono è la denominazione d’origine per mortificarne la qualità, abbassando i prezzi e togliendo potere contrattuale agli allevatori.

Confagricoltura Salerno e CIA vigileranno con attenzione contrastando con ogni mezzo qualsiasi modifica. Un disciplinare per la produzione stretto, e scevro da interpretazioni estemporanee è l’unico sistema in grado di valorizzare davvero il latte di bufala, unico vero “made in Italy” e non crediamo alle favole di tracciabilità e controlli del dna o altre amenità varie: su una cagliata congelata ci si può fare di tutto, l’unica cosa che regge è il rapporto quotidiano con la produzione e con il territorio, a patto che il consorzio si attivi a fare ciò che deve: i controlli alla produzione.
Li si attivino subito questi controlli, attiviamo la tracciabilità del latte che viene dall’area dop, solo così verificheremo realmente se esiste davvero la tanto paventata sovrabbondanza di latte bufalino.

Come Organizzazioni Professionali che difendono l’interesse dei produttori agricoli, non vogliamo che anche un comparto importante come quello del latte di bufala, nostro grande patrimonio provinciale, sia destinato alla morte com’è avvenuto per il comparto vaccino da latte, con allevatori in tutta Italia ridotti ad un terzo e concentrati in otto provincie del nord e con vacche che dopo solo due parti vengono macellate quando sono ancora in piena attività.

Come al solito noi qui al Sud, siamo bravissimi a rovinare tutto quello che abbiamo di buono. La mozzarella di bufala rappresenta la terza industria della Campania per volume di fatturato ed intorno ad essa ruotano, tra allevamenti ed indotto, nella sola Campania circa ventimila posti di lavoro, di cui circa la metà nella nostra provincia!!

La bufala mediterranea è un patrimonio che non merita questa fine, sta a noi essere lungimiranti ed evitare che ciò accada, senza farci condizionare o comprare da mercanti del commercio abbagliati dalla grande distribuzione organizzata e dai grandi volumi di vendita al ribasso che essi promettono.
Il nostro baluardo deve restare il mantenimento di qualità e tipicità certa.
La mozzarella deve rimanere un prodotto di alta qualità, prodotto solo con latte fresco ogni giorno e senza sotterfugi. Prodotti diversi già esistono, i mercanti del commercio possono già farli, se ritengono che quello è il loro futuro, ma in realtà essi sanno bene quanto valore il consumatore e la grande distribuzione organizzata attribuiscono alla “denominazione d’origine protetta” ed è quella che vogliono modificare!

Il futuro è nelle nostre mani, dipende da quello che faremo o meglio, in questo caso, da quello che non faremo.

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